32. Hai il terrore dei cibi adulterati
Maggio 16, 2008
Ogni anno c’è uno scandalo che riguarda i cibi adulterati, per citarne alcuni: nel 1999 c’erano polli alla diossina, dal 1998 al 2001 la BSE, ossia la sindrome della mucca pazza, nel 2004 l’influenza aviaria, nel 2006 la lingua blu nel 2008 la mozzarella di bufala alla diossina e i vini adulterati. Su questi temi, per dovere di cronaca, come amano definire i giornalisti, si è parlato per mesi interi, fornendo però spesso informazioni incomplete che l’unica cosa che hanno fatto è stata ridurre i consumi dei beni incriminati.
Prendo come esempio il caso dei polli alla diossina e come modello di informazione trasparente e che non fa leva sulla paura della gente due articoli de “La Repubblica”: che per comodità indico con 1 e 2. Nel secondo articolo spiega che c’è stato in Italia un “calo delle vendite di uova e polli del 25%” nella settimana seguente alla scoperta in Belgio (e ripeto, in Belgio!) di carni con contenuti di diossina molto superiori alle norme di legge.
Ora, uno pensa che è ovvio che anche in Italia la gente non sia sicura: nel 1999 anche se non c’era ancora l’Euro c’era già la libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea, ai tempi forse ancora CEE e il Belgio, anche se è grande quanto la Lombardia, per quanto ne so potrebbe essere il maggior esportatore mondiale di polli. Ma qui mi viene in aiuto il primo articolo che dice “non ci sarebbero state esportazioni in Italia”, però poi nel secondo, datato 2 giorni dopo, c’è scritto “bloccati diversi quintali di polli e suini”.
Qual è la verità? Probabilmente la seconda, perché la data è posteriore e perché hanno specificato quanta merce hanno sequestrato: a Mantova 23 quintali di carne di pollo, a Vicenza 20, nelle Marche 374 di carne suina congelata e 784 di maiali vivi. Per cui la bellezza di 43 quintali di pollo (cioè 4300 kg) e, tenendo presente che un maiale vivo pesa più o meno 200 kg, 1942 quintali (cioè 194200 kg) di carne suina.
Una persona qualsiasi pensa: un sacco! Una persona che sa fare le divisioni invece pensa: 0,0008 kg (cioè meno di un grammo) di pollo e 0,003 kg (cioè 3 grammi) di maiale per abitante. Sì, in effetti è un rischio notevole! Cioè, è comprensibile che a Vicenza, a Mantova e nelle Marche smettano di mangiare queste carni, ma, anche se nessuno la comprasse più, i consumi non diminuirebbero così tanto, per cui evidentemente la gente, anche in zone non a rischio, sta smettendo di mangiare polli, e un motivo ci sarà.
Ed è semplice trovare il perché: il “modello di informazione trasparente e che non fa leva sulla paura della gente” (mi sto autocitando, lo so) nel primo articolo ha ritenuto che la frase “non ci sarebbero esportazioni in Italia” a fronte di un articolo in cui praticamente dice “se mangiate il pollo morite” fosse sufficiente per rassicurare i suoi lettori; nel secondo, dal momento che in 3 aree di Italia è stata sequestrata una quantità irrisoria di carne contaminata ha pensato che la gente non vada rassicurata, perché il pericolo c’è!
Parliamo dell’influenza aviaria: nel sud-est asiatico da un po’ di anni, tipo dal 2001, c’è questa polmonite degli uccelli (intesi come volatili, non come quello di cui parlavo nell’ultimo articolo) per cui diventa pericoloso mangiare i polli. Ora, dal 2005 è diventata obbligatoria l’etichettatura del pollame, che comunque era già ampiamente diffuso anche prima, come conseguenza dello scandalo della diossina. Quindi secondo gli italiani è pericoloso mangiare un pollo allevato in batteria in Italia perché potrebbe avere avuto contatti con un uccello migratore che è portatore di un determinato ceppo della malattia che è trasmissibile all’uomo, che, da malato, ha volato per mezzo globo fuori da ogni tipo di rotta che segue abitualmente e, introducendosi all’interno di un allevamento ha contagiato gli animali che poi mangiamo. È molto più probabile che mi cada una tegola in testa…
Ma la cosa più ridicola è la mozzarella di bufala! La Cina ha vietato le importazioni di mozzarella di bufala campana perché è pericolosa! Prima di tutto mi verrebbe da dire che quelli si mangiano i polli che hanno l’influenza aviaria (perché c’è anche lì) senza nessun problema, quindi non è che siano poi così autorevoli. Per essere seri potrei dire che è stato detto più e più volte che in Cina non abbiamo mai esportato nessuna mozzarella di bufala, quindi mi chiedo perché blocchino le importazioni di qualcosa che non importano.
Però, effettivamente, essendo la diossina passata dai rifiuti alla terra, dalla terra all’erba, dall’erba all’animale, dall’animale al latte, che poi è stato trasformato, è possibile che ci sia il rischio che la mozzarella sia contaminata. A questo punto entra in gioco l’Unione Europea, storicamente protettrice dei nostri prodotti, come quando ci voleva vietare di cuocere la pizza nel forno a legna, o quando ha posto il problema che il nome Tocai (vino friulano) assomiglia troppo a quello di Tokaji (ungherese), che dice che le mozzarelle di bufala sono sicure. Quindi? A chi bisogna credere? A chi pensa che potrebbero essere contaminate o a chi sa che non lo sono?
Che poi, dopo che scoppiano tutte queste ondate di panico che fa il governo italiano? Questo: il collegamento è ad un articolo del Corriere della Sera datato 27 luglio 2007, che spiega come un organo del Ministero della Salute avesse formulato una proposta di legge per depenalizzare la vendita di cibo adulterato. Per fortuna non è andata in porto, altrimenti ci saremmo ritrovati il pane fatto con la farina radioattiva della Bielorussia… Ma non c’è da meravigliarsi di queste proposte di legge, d’altronde si sa, i politici in Italia non sanno fare niente di utile, sanno solo rubare (#33).
Pubblicato da elcatalan
Il principio è lo stesso che vale per i sinonimi dell’organo genitale femminile (
Prima che vi scandalizziate, quella a sinistra è un’opera d’arte. Si tratta di “L’origin du monde” di Courbet, e ciò che rappresenta è, in effetti, l’origine del mondo…
L’Italia è il paese dei candidati: ci si candida legittimamente ai consigli comunali, provinciali, regionali, al Parlamento, a presidente dell’associazione di bocce, di calcio, di pallanuoto. Ma ci si candida anche a ministro, a Presidente della Camera, a Presidente del Consiglio, a Presidente della Repubblica, probabilmente in maniera meno legittima.
Presidente del Consiglio? Non è fashion! Consigliere regonale? Troppo lungo. Ministro? Per le donne non va bene. In effetti sono nomi che sono scritti nella Costituzione, quindi vecchi 60 anni, c’è bisogno di rinnovare, di riformare, bisogna eliminare le tradizioni inutili!
Nel mezzo del cammin di nostra vita
È un costume tutto italiano e risponde, probabilmente, alla necessità di comunicare con persone che non parlavano la stessa lingua: non solo nell’Italia preunitaria, ma fino alla totale diffusione dell’italiano, quindi fino a prima della diffusione della televisione, c’era difficoltà a capirsi anche tra genti di città relativamente vicine, ma con tradizioni linguistiche diverse, per esempio La Spezia e Massa, o Genova e Alessandria, ma anche con tradizioni simili, come Caserta e Napoli o Catania e Siracusa, per cui era necessario utilizzare un codice che fosse universale. Si è, quindi, ricorsi ai gesti per integrare la comunicazione verbale, evidentemente non sempre adatta allo scopo che si prefissava. Quando, poi, si è diffuso l’italiano, la difficoltà di comunicazione si è quasi azzerata, però i gesti sono rimasti, quasi ad enfatizzare, o in alcuni casi sostituire, la lingua tradizionale.
“Il vino rosso mi sdegna”, “questa situazione mi da un bè di futta”, “portami la granata”: sono solo esempi dell’influenza delle lingue regionali, o semplicemente della diversa evoluzione che la lingua italiana ha avuto nelle varie zone d’Italia, perché le differenze non riguardano soltanto l’accento, ma anche le stesse parole.
L’Unione Europea ha decretato che “Euro” in italiano, inglese e tedesco rimane invariato, poi soltanto noi e i crucchi abbiamo accettato questa decisione, anche se forse non di buon grado, visto che spesso si tenta, nei contesti informali, di usare il plurale “Euri”, ma l’Accademia della Crusca, che dovrebbe preservare l’italianità della lingua, ha escluso questa ipotesi.
Con tre referendum promossi nel 1987 si è deciso di eliminare ogni intervento statale a favore della produzione di energia nelle centrali nucleari, successivamente la classe politica ha interpretato, giustamente, che la popolazione, potendo, vi avrebbe rinunciato volentieri, e nel 1990 ha terminato l’opera di “Abbandono del nucleare”.