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Giugno 1, 2008

Esami… Non ho neanche tempo per dormire, figuriamoci se ne ho per scrivere…

Ogni tanto sto cercando di rivedere qualche vecchio intervento, fare qualche modifica, qualche taglio, ne eliminerò alcuni, o magari vedo di evidenziare quelli buoni.

Dopo gli esami stavo pensando di iniziare a tradurre il blog in inglese, o per lo meno tradurre le parti che sarebbero comprensibili dagli inglesi, ma è soltanto una idea.

Per il resto ci si sente presto.


40. Credi che il bidet ci sia soltanto in Italia

Maggio 24, 2008

Questa è una di quelle leggende metropolitane che risulta impossibile debellare: gli italiani che per la prima volta vanno all’estero, principalmente in Germania, Olanda, Inghilterra, entrando nel primo bagno che trovano notano che manca il bidet, per cui automaticamente non c’è da nessun’altra parte nel mondo. In effetti come ragionamento fila: in Inghilterra non c’è il bidet (premessa maggiore), l’Inghilterra è all’estero (premessa minore), all’estero non c’è il bidet (conclusione), quindi, essendo un sillogismo, è vero.

Il problema, però, è che è fallace. Di fatto il bidet è diffuso in Grecia, in Spagna, in Portogallo, nell’America Latina e in Asia, in particolare in Giappone. Tra l’altro il nome stesso “bidet” tradisce le origini francesi dello strumento, per cui, anche se non è diffusissimo, si suppone che da qualche parte esista.

Il Giappone, poi, è ancora più civile di noi perché lo strumento si è evoluto: hanno inventato gabinetti con getto d’acqua per pulire le parti intime incorporato, di cui, in alcuni modelli ipertecnologici, si può regolare con un telecomando la temperatura e il getto, anche se potrebbe diventare pericoloso se qualcuno dovesse impadronirsene quando qualcun altro ne sta usufruendo. Insomma, il non plus ultra per i fanatici della pulizia e per chi odia la fatica: fa tutto da sé, l’unica cosa che bisogna fare è posare il proprio deretano sulla tavoletta del water.

Comunque, tornando al discorso “noi siamo i più fichi perché c’abbiamo il bidet”: ammesso e non concesso di essere gli unici a non averlo, non è che sia questo grosso sintomo di civiltà averlo. Lo è lavarsi le mani dopo avere urinato, e non è un’abitudine poi così diffusa, a quanto pare. O per lo meno c’è una percentuale consistente di italiani che non lo fa. Oddio, io ho come una sorta di disturbo ossessivo-compulsivo per cui ogni volta che tocco soldi, tocco le mani di altri, prima e dopo aver mangiato, quando torno a casa, appena posso me le lavo, insomma, passo metà della mia giornata a lavarmi le mani. Forse le mie mani sono più pulite di quelle di un chirurgo mentre sta facendo un’operazione!

Ma d’altronde siamo pieni di queste teorie assurde su che cosa è civile e su cosa non lo è, la maggior parte delle quali, poi, a rigore di logica, sono sbagliate. Cioè, in Medio Oriente si sparano ogni 2 minuti, ma hanno il sederino pulito, quindi sono civili, mentre in Francia non si sparano, ma hanno il sederino sporco, quindi sono incivili! Non ha senso! Oppure, dire che una persona è “di colore” o “nera” è civile, mentre dire che è “negra” non lo è (#41).


39. Quando finisce il Campionato segui il Motomondiale e/o la Formula 1

Maggio 23, 2008

Purtroppo il campionato di calcio non dura 12 mesi, ma, finendo a maggio, per circa 4 mesi si crea una pericolosa astinenza da sport, che può provocare seri danno alla salute fisica e, soprattutto, mentale. Ogni due anni ci vengono in aiuto gli Europei e i Mondiali di calcio, invece, per quanto riguarda le Olimpiadi, purtroppo, sono lo stesso anno degli Europei, per cui non risolvono l’astinenza da sport.

A risolvere questo problema ci sono, fortunatamente, i campionati motoristici: la Formula 1 e il Motomondiale. Il perché la scelta sia andata proprio su queste due competizioni lo ignoro, forse perché entrambi sono la massima espressione della tecnologia esistente nei propri campi di competenza (4 e 2 ruote), ma questo è possibile solo grazie alla copertura mediatica (e quindi ai diritti televisivi) e ai soldi che ci mettono gli sponsor: se gli investimenti fossero andati da un’altra parte, là sarebbero andate la maggior parte delle ricerche.

La cosa più divertente di questa scelta, però, è che i campionati non sono affatto divertenti: probabilmente l’ultimo sorpasso che si è visto in Formula 1 è datato 1472 a.C., e, per quanto riguarda il Motomondiale, l’unica classe seguita è la MotoGP, che è quella che da meno emozioni. Messi questi a paragone con un campionato qualsiasi a ruote coperte (a partire dal Nascar per arrivare alle monomarca) o anche a ruote scoperte (la Formula Indy, ad esempio) e con il principale concorrente al Motomondiale, cioè la Superbike, secondo un ragionamento puramente logico i primi uscirebbero sconfitti, perché i secondi sono molto più spettacolari, ma evidentemente gli italiani non seguono la logica.

Tra l’altro, tra gli appassionati di moto, alcuni dei quali si suppone possiedano una moto, dovrebbe essere più popolare la Superbike, perché gareggiano con derivati di serie (e lo stesso vale per il campionato Nascar per le automobili, anche se comunque è comprensibile che sia poco seguito vista la lontananza non solo geografica, ma anche dei modelli di vetture), ma evidentemente non è così.

Questo perché agli italiani piacciono le storie e le leggende e queste vengono creati all’interno della “classe regina” del Motomondiale e nella Formula 1: oggi tra le moto c’è Valentino Rossi, c’è la Ducati, in passato ci sono stati personaggi come Agostini e marche come la MV Agusta, in F1 c’è sempre stata la passione per la Ferrari, nonostante l’ultimo pilota italiano probabilmente era Alberto Ascari, che ce l’hanno messo perché non avevano soldi per pagarne uno che venisse dall’estero! Per cui già Barrichello o Massa sono ritenuti italiani, nel senso che lo sono di più rispetto agli altri che la guidano, cioè Schumacher e Raikkonen, per lo meno per quanto riguarda la cultura, non la distanza geografica tra i paesi.

Per cui se la Ferrari vince è come Orlando che sconfigge Rodomonte per la salvezza del mondo cristiano, mentre quando perde è un po’ come Ettore che viene sconfitto da Achille, guerriero imbattibile perché semi-dio, e che non ha rispetto per l’eroico avversario sconfitto. Lo stesso vale per la MotoGP, anche se c’è da dare atto che si tende ad usare meno toni epici, o meglio, si tende ad attenuare i contrasti, tranne che in un caso (si veda rapporto di non simpatia, per usare un eufemismo, tra Rossi e Biaggi).

Ma fino a quando si rimane nei termini della decenza non c’è nessun problema, il fatto è che certe volte si scade nel ridicolo attaccando gli avversari su temi quali: “non hanno neanche il bidé” (#40).


38. Pensi che nulla sia più buono della pizza

Maggio 22, 2008

C’è una leggenda: il pizzaiolo Raffaele Esposito e sua moglie prepararono una pizza con mozzarella di bufala, pomodoro e basilico per la Regina Margherita di Savoia e le piacque così tanto che l’inventore decise di darle il nome della sovrana, appunto Margherita. Sì… E io sono Babbo Natale!

Sistemi per controllare se una leggenda è vera o meno:
1) controllare la data.
2) controllare se è verosimile.
3) controllare l’esistenza di fonti attendibili.

La data manca, sì, i re di fine Ottocento erano trogloditi, però sicuramente sapevano per lo meno in che anno erano, con una approssimazione di uno nel caso l’avvenimento sia accaduto a Capodanno. Poi non è neanche verosimile: cioè, viene a mangiare una regina e che le dai? Un pezzo di pane con del pomodoro, del basilico e della mozzarella (per quanto quest’ultima sia un cibo nobile)? Per quanto riguarda le fonti… Se le parole dei pizzaioli sono una fonte valida allora non ci metto bocca! Che poi sulla Regina Margherita ci sono tantissime leggende divertenti: come quella che esalta il fatto che mangiava il pollo con le mani… È ovvio! Lo facevano tutti! Non per altro, lo prescrive il Galateo, ed è stato scritto nel 1500.

Comunque, quali che siano le sue origini, è sicuramente il piatto più apprezzato della cucina italiana, o per lo meno lo è insieme alla pasta, comunque senza ombra di dubbio è quello più gettonato quando si va a cenare fuori. I motivi sono tanti: costa relativamente poco, è molto difficile farne una buona in casa, è un piatto conviviale.

Dico relativamente poco perché mi rifiuto di sostenere che è economica: i costi di produzione sono miseri, esagerando penso si tratti di 1,50-2 € comprendendo legna, personale, materia prima e tutto il resto. Però una pizza da asporto di norma non la paghi meno di 4 €, e in pizzeria almeno il doppio. Poi, ovviamente costa meno andare in pizzeria che andare al ristorante a mangiare un’aragosta, però il ristoratore questa la paga fino a 50 € al kg da viva, e lo scarto (leggi carapace e corallo, che alla gente normalmente non piace, infatti per farglielo mangiare bisogna tritarlo e metterlo in vinaigrette o citronette o altre salse) è più o meno del 70%. Però, questo sì, è una delle alternative più economiche quando si va a mangiare fuori.

Poi, normalmente, uno quando va a mangiare in ristorante dovrebbe mangiare qualche piatto che non sa cucinare lui, per cui suppongo che ci siano poche persone dotate di un quoziente intellettivo superiore a quello di un castoro che ordinano spaghetti al pomodoro. La pizza è uno di quei cibi che in casa è praticamente impossibile da fare: a parte il know-how (e stavolta uso un termine straniero non con disgusto perché purtroppo in italiano non abbiamo una valida espressione equivalente) è necessario un buon forno a legna e soprattutto della buona legna (un consiglio: l’olivo), altrimenti il forno non serve a niente.

Per quanto riguarda la convivialità, suppongo che a parte quella robaccia francese che ti obbliga a cucinare anche quando sei seduto a tavola per mangiare (leggi fondue), penso che la pizza ne è l’esempio massimo; il fatto stesso di sedersi in pizzeria e dover scegliere la stessa cosa però con condimenti differenti è spunto di conversazione: consigli, spiegazioni, decisione del metodo di pagamento (chi è andato a mangiare con un genovese lo sa). Il tutto viene amplificato per mille con la pizza al metro: l’invenzione più geniale che esista al mondo, ma al cui inventore non darei mai il premio Nobel per la pace, perché probabilmente qualcuno c’è rimasto secco proponendo la quattro formaggi o qualcos’altro col gorgonzola e sicuramente qualcun altro è morto perché voleva prendere i pezzi di confine tra un condimento e l’altro in cui, quindi, rimangono mischiati e sono, a detta di molti (io sono uno dei fan), i migliori.

La cosa migliore, poi, è accompagnare la pizza con bicchiere di un buon vino rigorosamente popolare, perché abbinandoci, ad esempio, un Chianti Classico secondo me andremmo ad alterarne la sua caratteristica di cibo povero, così come tradirebbe le sue origini mangiarla con un condimento di aragosta o fegato grasso, ma alla fine è anche l’alimento più democratico del mondo: ognuno ci mette quello che vuole e la accompagna con quello che vuole. Io personalmente aborro la pizza con le bibite gassate o con la birra, perché anche queste vanno un po’ a tradire sua tradizione: le prime sono recenti, industriali, la seconda per quanto sia una bevanda popolare, non appartiene alla nostra cultura, ma comunque, a seconda della compagnia, mi piego al volere degli altri, per quanto riguarda la seconda, piuttosto che le prime preferisco non bere.

Ma a questo punto la domanda è: a che situazioni si accompagna generalmente la pizza? Ai posticipi o agli anticipi di campionato (si intende di calcio), ovviamente! E d’estate, negli anni in cui non ci sono competizioni internazionali? Ai film. Ma se non si ha voglia di vedere film? Ai motori, quando ci sono le gare in prima serata (#39).


37. Hai una foto con il Colosseo come sfondo

Maggio 21, 2008

Ci sono monumenti più alti, la Torre di Pisa, più larghi, la Basilica di San Pietro, più vecchi, la valle dei templi ad Agrigento, più belli, Santa Maria del Fiore, ma nessuno è famoso, amato e fotografato come il Colosseo. Ogni italiano, quando va a Roma, fa una foto con il Colosseo come sfondo, o, se non c’è mai andato, fa un fotomontaggio, perché, non solo il monumento, ma anche la foto stessa è manifesto dell’italianità.

O meglio, lo è la foto con il Colosseo come sfondo fatta ad un italiano, che, se è con qualcun altro, si mette in posa abbracciato a loro, se è da solo non fa gesti come alzare l’indice e il medio a V come fanno i giapponesi, non ha una birra in mano come gli inglesi, non ha addosso stupidi ricordini dell’Italia che non hanno mai a che fare con il Colosseo e quasi mai con Roma come i tedeschi, non è senza emozioni come i francesi, né esagitato come gli spagnoli: l’italiano viene ritratto con quello che indossa normalmente o, per lo meno, con la sua tenuta da turismo, e viene ritratto con una emozione equilibrata tra la felicità e l’apatia.

Ma perché il Colosseo è così amato? Onestamente… Non ne ho idea! Forse perché è il simbolo di Roma, essendo una delle costruzioni dell’epoca romana conservata meglio, anche se poi per metà era stato demolito per avere materiale edile per ricostruire la città dopo uno dei 4723 incendi avvenuti durante quel periodo, e essendo Roma il simbolo dell’Italia automaticamente anche il Colosseo lo diventa. Forse è una teoria campata in aria… Fatto sta che gli italiani vogliono bene al Colosseo, probabilmente è l’unico monumento italiano di cui anche alcuni indigeni hanno un souvenir, se ci fossero piatti con la forma del Colosseo sono sicuro che li comprerebbero per mangiarci, e se ci fossero i peluche tutti ce li avrebbero a letto!

Perché gli italiani amano il Colosseo, e vogliono vederlo il più spesso possibile, infatti in Italia un sistema sicuro perché un film abbia successo è quella di mettercelo, almeno in una inquadratura, anche se c’entra come i cavoli a merenda. Esempi? “Jumper”, uscito lo scorso anno, “Il Gladiatore”, anche se in realtà il Colosseo era stato ricostruito al computer, fino ad arrivare ai più vecchi, come “Un americano a Roma”, film del ‘54 con Sordi.

La cosa più divertente è che diventa anche un luogo romantico, quando il suo uso nell’antichità non era esattamente romantico… O meglio, magari per Hannibal Lecter, Jack Lo Squartatore o Quentin Tarantino un posto dove uomini si ammazzano tra loro o uccidono, o si fanno uccidere, da animali è romantico, per l’italiano medio, però, credo che in via generale non sia così. Ma probabilmente diventa romantico nel momento in cui diventa un simbolo dell’Italia, così come un cibo popolare, quando viene copiato in tutto il mondo e quando si inventano leggende sulla sua nascita, diventa automaticamente simbolo dell’Italia e, soprattutto, si vende a 34623 volte il suo costo di produzione. Parlo ovviamente della pizza (#38).


36. Sai chi è Luciano Moggi

Maggio 20, 2008

È un incrocio tra un eroe nazionale, Michael Corleone, Bernardo Provenzano, Tony Montana e Al Capone, nonostante l’unica cosa che faceva fosse comprare e vendere giocatori, trattare diritti televisivi e ogni tanto qualche estorsione e corruzione. Però questo, per gli italiani, è ben più grave di falsificare passaporti, cosa che ha fatto l’Inter con Recoba, o di distruggere un’azienda lasciando sulla strada qualche migliaio di lavoratori, come ha fatto Callisto Tanzi. Dimostrazione del fatto è che di Tanzi si è parlato per un anno, dell’Inter se n’è parlato, esagerando, per 4 mesi, di Moggi è da 3 anni che se ne parla.

Ma perché è così importante? Secondo i magistrati ha falsato 2 campionati, secondo la gente almeno 10, secondo i primi aveva influito in una decina di partite, secondo gli italiani in tutte le partite di calcio che ci sono state nel mondo dal giorno in cui è nato, ma qual è la verità? La prima, suppongo, anzi, ne sono certo, perché in Italia esiste la presunzione di innocenza, nessuno è colpevole fino a quando non viene condannato, ma in effetti forse mi sbaglio, in effetti è come quando uno rapina una banca, è automaticamente responsabile di tutte le rapine avvenute nel mondo dalla notte dei tempi e anche di quelle che non ci sono state! Per cui Elio e le Storie Tese, che nel 1998 avevano scritto “Ti amo campionato” denunciando episodi arbitrali a favore della Juventus erano quelli che ci avevano visto meglio degli altri, nonostante non siano state rilevate irregolarità nel campionato di cui parlano.

Ma Moggi è scomparso? Senza dubbio no, la Juve ha avuto favori arbitrali anche quest’anno, c’è stata qualche decina di episodi contro, che sono stati senza dubbio casuali, ma quei 4-5 a favore puzzano, c’è dietro la mano di Luciano. Però, invece, gli errori a favore dell’Inter sono stati casuali, nonostante ce ne siano stati qualche decina a favore e tipo un paio contro. Questo perché il mondo del calcio è cambiato, prima la Juventus rubava tutte le partite e tutti i campionati, anche quelli che ha perso, ora invece è tutto limpido e trasparente e soprattutto quelli che ci sono ora sono tutti santi, incluso Adriano Galliani, che è stato inibito per 5 mesi per Calciopoli, o che è tuttora indagato per aver falsato bilanci attraverso un po’ di plusvalenze create ad uopo.

Secondo quanto ho detto in precedenza, però, non si capisce il perché di “eroe nazionale”. Il tutto nasce dalla canzone del Carneade, nel senso che non lo conosceva nessuno, non che è un filosofo, Checco Zalone, con la sua unica, e tutto il mondo spera ultima, canzone “Siamo una squadra fortissimi”, in cui ad un certo punto dice “grande Luciano Moggi dacci tanti orologgi agli albitri internazionali, sennò p’o cazzo che vinciamo i Mondiali”. I Mondiali li abbiamo vinti e abbiamo avuto anche un errore arbitrale a favore: in Italia – Australia Fabio Grosso cade in area come un sacco di patate senza essere toccato da nessuno. Rigore. Grazie Luciano! Per dovere di cronaca ci hanno anche fischiato un rigore inesistente contro nella finale con la Francia, ma quella era opera di Lucien Moggì, che evidentemente aveva pagato di più l’arbitro. Cose che succedono quando c’è competizione.

Il problema, però, è che dopo 2 anni dalla vittoria ai Mondiali, e nonostante gliel’abbiamo detto di ridarcela, la Gioconda è ancora lì e inoltre Sarkozy ha pure il coraggio di prenderci Carla Bruni, se andiamo così la prossima donna che si prendono è, non so, la figlia dei Cesaroni, d’altronde la prima aveva 600 anni, la seconda ne ha 40, la terza non ne ho idea, perché non ho mai visto la fiction, ma sicuramente è più giovane. Ma a proposito dei Cesaroni, non l’ho mai visto, ma essendo una serie italiana, ed essendo ambientata a Roma, suppongo che ogni 2 inquadrature ce ne siano 4 del Colosseo (#37).


35. Credi che nulla cambi

Maggio 19, 2008

I politici rubano, hanno sempre rubato e sempre lo faranno, il Nord è sempre stato ricco, sempre lo sarà, mentre il Sud è sempre stato povero e lo sarà sempre, in Africa si muore di fame, e sempre sarà così, il prezzo del petrolio è sempre cresciuto e così sarà sempre, e così via. L’italiano è fatalista, crede che il destino sia ineluttabile e che il mondo sia immobile, che non ci siano state conquiste sociali né alcun cambiamento.

In Italia nel 2007 sono morti 1.260 persone sul lavoro, un numero importante: la colpa è dei padroni che se ne sono sempre infischiati delle misure di sicurezza, dello Stato che non le fa rispettare, per cui i lavoratori sono lasciati a se stessi. Poco importa se l’anno prima erano 1.341, con una diminuzione del 6%, e se nel 2001 erano 1.546, con un calo del 18%. Poco importa, poi, se in realtà 260 di questi sono avvenuti in itinere, cioè mentre i lavoratori si recano al lavoro, quindi penso che non siano rilevanti le misure di sicurezza sul posto di lavoro, forse lo sono di più la qualità delle strade, o che il 92,4% delle aziende non hanno denunciato neanche un incidente. Ma no, in effetti non è cambiato nulla rispetto al ‘63 (4.644 morti), lo Stato non sta facendo nulla, i padroni sono schiavisti, i sindacati sono come don Chisciotte, nessuno dà loro retta e i partiti politici e i mezzi di comunicazione di massa non fanno demagogia.

Ma se vale per le cose negative, è vero anche per quelle positive. Il calcio italiano è sempre il migliore al mondo? Chiaro. Nelle ultime due edizioni della Champions League 3 semifinaliste sono state inglesi, nel 2005 erano 2, l’ultima volta che è successo all’Italia era il 2003, e 5 anni nel calcio sono un’enormità: i giocatori passano da 28 anni a 33, e a 33 anni sono vecchi! Però siamo Campioni del Mondo, ed è irrilevante il fatto che delle ultime 4 edizioni 2 le ha vinte il Brasile, in una è arrivata in finale e nell’ultima hanno fatto pena perché avevano un allenatore scandaloso, giocatori che pesavano 190 kg e soprattutto erano sicuri di vincere, il che di per sé è una debolezza.

L’unica cosa che forse non cambierà mai è la gente che c’è in televisione: Pippo Baudo, Maurizio Costanzo e Mike Bongiorno ci saranno sempre finché non tireranno le cuoia. Saranno accompagnati da persone diverse, nella fattispecie donne, nel caso particolare gnocche, ma Baudo continuerà a presentare Sanremo, magari ogni tanto lo sostituiranno con qualcun altro, ma tornerà sempre, Costanzo il Maurizio Costanzo Show, d’altronde probabilmente quando non ci sarà più il conduttore elimineranno anche il programma, e Bongiorno continuerà a fare quiz, che ci sia una ruota che gira, o che i concorrenti siano bambini poco importa, e soprattutto continuerà a fare le sue gaffes, come “signora Longari mi è caduta sull’uccello”.

Tutto questo nonostante lo stesso televisore sia cambiato: prima era in bianco e nero, poi a colori, oggi si è sostituito il tubo catodico con i sistemi al plasma o LCD, si sta passando lentamente, ma inesorabilmente dal 4:3 al 16:9, nei quiz i concorrenti non indossano più le cuffie, ma Costanzo, Bongiorno e Baudo ci sono ancora. Sono un po’ come Giulio “Highlander” Andreotti, che è in Parlamento da quando esiste la Repubblica Italiana, con qualche intervallo in cui aveva incarichi ministeriali, come le sue 7 Presidenze del Consiglio o i 34 incarichi totali. O un po’ come “Lucky Luciano” Moggi, che pare che controlli il calcio dagli anni ‘70 (#36).


34. Prendi delle posizioni “senza se e senza ma”

Maggio 18, 2008

“No alla guerra senza se e senza ma”, “no al nucleare senza se e senza ma”, “pro Tibet senza se e senza ma”, e potrei andare avanti, su Google ci sono 156 mila risultati se si cerca “senza se e senza ma”. Ora, se non erro, credo che dire “senza se e senza ma” sia come dire testardamente, o senza ammettere repliche, o cocciutamente. E una persona testarda, che non ammette repliche o cocciuta non è esattamente intelligente.

Per cui, per esempio, chi dice “no alla guerra senza se e senza ma” vuole dire che, nell’eventualità che per esempio il Vietnam o la Libia attacchino l’Italia, quest’ultima deve schierarsi contro la guerra facendosi radere al suolo? O che, per esempio, nel caso in cui ci sia un’ambasciata italiana in Burundi che viene attaccata dai militari di quello stato non bisogna replicare? “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” quindi una posizione del genere non è compatibile con la Costituzione, che difende il diritto alla vita; spero che nessun italiano in quei casi estremi la pensi in quel modo, perché vorrebbe dire che “liberté, egalité, fraternité” è un motto che è valido quando si tratta di proteggere gli stranieri, ma non i concittadini, che possono anche morire senza troppi problemi.

Il problema del “senza se e senza ma” è, in realtà, puramente dialettico, nel senso che si esclude la dialettica! Una frase a cui si aggiunge questa formula esprime una posizione che non ammette repliche e soprattutto non è motivata: non si può cercare di convincere una persona sensata di una qualsiasi cosa senza addurre motivazioni al riguardo, forse lo puoi fare con un bambino, ma forse neanche con lui. Non so, sarò antico, ma penso ancora che sia soltanto il confronto quello che permette di formare delle opinioni valide, ma fino a quando il fenomeno rimane circoscritto a discussioni private tra amici, conoscenti, in famiglia non è un grosso problema, non si tratta di decisioni che riguardano la vita del Paese o del mondo.

Quando Sonia Alfano, candidata a Presidente della Regione Sicilia dice “tutela dell’ambiente senza se e senza ma”, cosa che è senza dubbio condivisibile, anzi forse sarebbe pazzo chi ritiene il contrario, senza però spiegare il perché della sua posizione né ammettere repliche, iniziano i problemi per il semplice fatto che un Presidente dovrebbe argomentare le proprie posizioni, giustificarle dagli attacchi, ma evidentemente questo atteggiamento è old fashioned.

Quando in televisione c’è Travaglio che dice che Biagi è stato cacciato dalla RAI e Sgarbi dice che non è vero, poi il secondo insulta il primo e il primo deride il secondo, e il tutto che dura per almeno un quarto d’ora, inizio a pensare che se questa è l’informazione “alternativa” rispetto a quella del potere, forse è meglio se guardo il Grande Fratello.

Quando i telegiornali fanno vedere cortei di gente che dice “no alla guerra senza se e senza ma” penso: caspita, questo è davvero un confronto costruttivo, gente che vuole che si rimandino i militari a casa e non sente ragioni. Per quanto io sia tendenzialmente contro la guerra mi fa piacere sentire opinioni diverse dalla mia, vedendo loro mi sembra di vedere una massa di bambini che non vuole mangiare e che non ascolta la mamma quando gli dice che se non mangia non può crescere.

È il fondamento della politica: io dico una cosa, tu ne dici un’altra, lui un’altra ancora, si cerca un compromesso che è sempre migliore delle idee singole. Hegel lo sosteneva nel lontano ‘800 e nessuno l’ha ancora smentito, altrimenti non esisterebbero i Parlamenti ma ci sarebbe soltanto un governante autorevole come, non so, Rita Levi Montalcini, o Umberto Veronesi, o Mara Carfagna (anche se forse con lei sarebbe un Paese molto bello, ma forse non troppo acuto) e farebbe tutto quest’ultima persona.

Ma anche la ricerca senza confronto è arida, la maggior parte i premi Nobel assegnati per meriti che riguardano materie scientifiche sono stati dati a più persone, e anche quelli che sono stati dati ad una sola sono sicuro che questi avevano un team che lavorava con loro, anche se magari il loro apporto a livello di idee non era fondamentale, ma era sicuramente era utile. E anche se hanno lavorato da soli si sono confrontati con i libri, che non sono altro che opinioni in forma scritta. E anche se hanno lavorato senza confrontarsi con i libri… No, non possono avere lavorato senza avere letto libri!

Ma questo, per fortuna, è noto alla classe politica, altrimenti dal punto di vista delle conquiste sociali si sarebbe fermi al 1947, cioè durante i lavori della Costituente, perché non si sarebbe riusciti a scrivere neanche una parola Costituzione. Non si sarebbe avuto il divorzio, la parità dei sessi, l’aborto, la detassazione degli edifici di culto (ma ne avremmo fatto a meno, forse), ma forse, in realtà, nulla è cambiato (#35).


33. Hai sfiducia nella classe politica.

Maggio 17, 2008

Una questione vecchia come l’Italia, ho già citato in un’altra occasione il detto “piove, governo ladro” (#11), che nasce insieme al Regno d’Italia (1861), e ancora non siamo riusciti a liberarci di questa convinzione. Tra l’altro tutti i libri che parlano delle malefatte dei politici vendono veramente tanto, evidentemente ci piace sapere di essere derubati: “L’odore dei soldi” di Travaglio 350 mila copie, “La casta” di Stella un milione e 200 mila, “Regime”, sempre di Travaglio, 250 mila.

Non è da molto che si scrivono questi libri, o meglio, che questi vengono venduti così tanto, il primo fu Travaglio, con “L’odore dei soldi”, scritto nel 2001, che ha cavalcato l’onda delle elezioni politiche vinte da Berlusconi e del cosiddetto “diktat bulgaro” con cui ha eliminato, non fisicamente, ma soltanto dalla televisione Biagi, Santoro e Luttazzi, quest’ultimo reo di avere ospitato lo scrittore nella propria trasmissione. Quello che forse Berlusconi non aveva considerato è che con questa decisione ha fatto pubblicità gratis a Travaglio, ma, visto come sono andate le cose in seguito, forse aveva ragione a non essere preoccupato.

Ma il settore è cambiato nel tempo, all’inizio, dal 2001 e per circa 3 anni quello che è andato è il “berlusconismo”, si poteva scrivere qualsiasi cosa contro Berlusconi ed essere sicuri che avrebbe venduto: Berlusconi è un mafioso? 300 mila copie; la moglie di Berlusconi ha una relazione con il cognato della cugina di Aznar? 150 mila copie; il cane di Berlusconi fa la cacca in mezzo alla strada e nessuno la raccoglie? 100 mila copie.

Dal 2004 il settore che ha iniziato a tirare è stato quello del “ipoliticirubanotuttiindiscriminatamente”, il primo che se ne è reso conto è stato Beppe Grillo, che ha iniziato a parlare nei suoi spettacoli delle condanne in via definitiva dei parlamentari, poi sono arrivati i libri di Travaglio, che ha cambiato improvvisamente di genere, e di Stella, che fortunatamente non sono così categorici e citano anche esempi positivi, anche se poi, la gente, quando va a votare lo fa per la Carfagna invece che per gente che magari è più adatta. In tutto questo chi è rimasto fregato, per lo meno sul mercato italiano, è stato David Lane, che, vedendo il suo libro, appartenente al filone del “berlusconismo”, pubblicato in Italia nel 2005, ha venduto ben poco, visto che c’erano già 8627 libri di Travaglio, anche se aveva una virtù che è rara nelle pubblicazioni già presenti: la sintesi!

Non bisogna credere, però, che quella che oggi si chiama “antipolitica” sia nata solo negli anni 2000, sarebbe non solo errato, ma anche ingeneroso verso chi già prima aveva iniziato a criticare il potere costituito. C’è un esempio eclatante agli albori della Repubblica, il “Fronte dell’uomo qualunque”, movimento e partito politico fondato negli anni ‘40 da Guglielmo Giannini, era presente nell’Assemblea Costituente, e, tra l’altro, è dal suo nome che è mutuato il termine “qualunquismo”. Poi, rievocare ciò che è successo nel ‘68 in tutto il mondo mi sembra superfluo.

Ma ci sono esempi anche in epoche anteriori e in luoghi diversi: la satira nell’antica Grecia, la figura del tribuno della plebe nell’Antica Roma, i parlamenti nel Regno di Francia e nella Russia zarista, la Carboneria nell’Italia dell’Ottocento, insomma, è una cosa vecchia quanto la libertà d’espressione, anzi, forse è addirittura antecedente!

Ma una differenza forse c’è tra gli antichi movimenti e quelli nuovi: forse, in realtà, c’è solo la volontà di indignarsi e non quella di cambiare. Il Fronte dell’uomo qualunque era entrato in Parlamento, talvolta accettando compromessi, per poter dire legittimamente la sua, nel ‘68 ci sono state vere e proprie rivoluzioni, in tempi in cui in Italia non c’era libertà di espressione ci sono state insurrezioni, che oggi vengono chiamate “moti”, e che se fossero successi oggi si sarebbero chiamate “attentati”, ma oggi che si fa? Si raccolgono firme per proporre un referendum popolare che non sono valide, perché vanno autenticate, o se ne raccolgono altre per un’iniziativa di legge popolare, che non sono valide per lo stesso motivo.

C’è chi dice: se la classe politica fosse davvero attenta ai bisogni della nazione le riterrebbe valide, anche se non prese alla presenza di un ufficiale giudiziario, però non è così che funziona e non si può dire che sia un criterio campato per aria, perché è così in tutte le repubbliche del mondo, né che non si sapesse, perché basta leggere un qualsiasi libro di diritto costituzionale o di diritto pubblico per prenderne atto. E il motivo per cui vanno autenticate è semplice: in caso contrario chiunque potrebbe prendere un foglio, scriverci sopra una proposta di referendum, prendere una guida telefonica, firmarlo a nomi di altri, e sarebbe perfettamente valida, e va da sé che non è una cosa che si può permettere in un paese civile.

Ma forse questa pretesa è essa stessa una dei costumi tipici: spesso gli italiani si schierano a favore o contro qualcosa a priori senza accettare alcuna obiezione. È strano, però, che, a differenza della guerra in Iraq, o in Afghanistan, o dei fatti in Tibet, non si sia creato uno slogan tipo “le firme sono valide senza se e senza ma” (#34).


32. Hai il terrore dei cibi adulterati

Maggio 16, 2008

Ogni anno c’è uno scandalo che riguarda i cibi adulterati, per citarne alcuni: nel 1999 c’erano polli alla diossina, dal 1998 al 2001 la BSE, ossia la sindrome della mucca pazza, nel 2004 l’influenza aviaria, nel 2006 la lingua blu nel 2008 la mozzarella di bufala alla diossina e i vini adulterati. Su questi temi, per dovere di cronaca, come amano definire i giornalisti, si è parlato per mesi interi, fornendo però spesso informazioni incomplete che l’unica cosa che hanno fatto è stata ridurre i consumi dei beni incriminati.

Prendo come esempio il caso dei polli alla diossina e come modello di informazione trasparente e che non fa leva sulla paura della gente due articoli de “La Repubblica”: che per comodità indico con 1 e 2. Nel secondo articolo spiega che c’è stato in Italia un “calo delle vendite di uova e polli del 25%” nella settimana seguente alla scoperta in Belgio (e ripeto, in Belgio!) di carni con contenuti di diossina molto superiori alle norme di legge.

Ora, uno pensa che è ovvio che anche in Italia la gente non sia sicura: nel 1999 anche se non c’era ancora l’Euro c’era già la libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea, ai tempi forse ancora CEE e il Belgio, anche se è grande quanto la Lombardia, per quanto ne so potrebbe essere il maggior esportatore mondiale di polli. Ma qui mi viene in aiuto il primo articolo che dice “non ci sarebbero state esportazioni in Italia”, però poi nel secondo, datato 2 giorni dopo, c’è scritto “bloccati diversi quintali di polli e suini”.

Qual è la verità? Probabilmente la seconda, perché la data è posteriore e perché hanno specificato quanta merce hanno sequestrato: a Mantova 23 quintali di carne di pollo, a Vicenza 20, nelle Marche 374 di carne suina congelata e 784 di maiali vivi. Per cui la bellezza di 43 quintali di pollo (cioè 4300 kg) e, tenendo presente che un maiale vivo pesa più o meno 200 kg, 1942 quintali (cioè 194200 kg) di carne suina.

Una persona qualsiasi pensa: un sacco! Una persona che sa fare le divisioni invece pensa: 0,0008 kg (cioè meno di un grammo) di pollo e 0,003 kg (cioè 3 grammi) di maiale per abitante. Sì, in effetti è un rischio notevole! Cioè, è comprensibile che a Vicenza, a Mantova e nelle Marche smettano di mangiare queste carni, ma, anche se nessuno la comprasse più, i consumi non diminuirebbero così tanto, per cui evidentemente la gente, anche in zone non a rischio, sta smettendo di mangiare polli, e un motivo ci sarà.

Ed è semplice trovare il perché: il “modello di informazione trasparente e che non fa leva sulla paura della gente” (mi sto autocitando, lo so) nel primo articolo ha ritenuto che la frase “non ci sarebbero esportazioni in Italia” a fronte di un articolo in cui praticamente dice “se mangiate il pollo morite” fosse sufficiente per rassicurare i suoi lettori; nel secondo, dal momento che in 3 aree di Italia è stata sequestrata una quantità irrisoria di carne contaminata ha pensato che la gente non vada rassicurata, perché il pericolo c’è!

Parliamo dell’influenza aviaria: nel sud-est asiatico da un po’ di anni, tipo dal 2001, c’è questa polmonite degli uccelli (intesi come volatili, non come quello di cui parlavo nell’ultimo articolo) per cui diventa pericoloso mangiare i polli. Ora, dal 2005 è diventata obbligatoria l’etichettatura del pollame, che comunque era già ampiamente diffuso anche prima, come conseguenza dello scandalo della diossina. Quindi secondo gli italiani è pericoloso mangiare un pollo allevato in batteria in Italia perché potrebbe avere avuto contatti con un uccello migratore che è portatore di un determinato ceppo della malattia che è trasmissibile all’uomo, che, da malato, ha volato per mezzo globo fuori da ogni tipo di rotta che segue abitualmente e, introducendosi all’interno di un allevamento ha contagiato gli animali che poi mangiamo. È molto più probabile che mi cada una tegola in testa…

Ma la cosa più ridicola è la mozzarella di bufala! La Cina ha vietato le importazioni di mozzarella di bufala campana perché è pericolosa! Prima di tutto mi verrebbe da dire che quelli si mangiano i polli che hanno l’influenza aviaria (perché c’è anche lì) senza nessun problema, quindi non è che siano poi così autorevoli. Per essere seri potrei dire che è stato detto più e più volte che in Cina non abbiamo mai esportato nessuna mozzarella di bufala, quindi mi chiedo perché blocchino le importazioni di qualcosa che non importano.

Però, effettivamente, essendo la diossina passata dai rifiuti alla terra, dalla terra all’erba, dall’erba all’animale, dall’animale al latte, che poi è stato trasformato, è possibile che ci sia il rischio che la mozzarella sia contaminata. A questo punto entra in gioco l’Unione Europea, storicamente protettrice dei nostri prodotti, come quando ci voleva vietare di cuocere la pizza nel forno a legna, o quando ha posto il problema che il nome Tocai (vino friulano) assomiglia troppo a quello di Tokaji (ungherese), che dice che le mozzarelle di bufala sono sicure. Quindi? A chi bisogna credere? A chi pensa che potrebbero essere contaminate o a chi sa che non lo sono?

Che poi, dopo che scoppiano tutte queste ondate di panico che fa il governo italiano? Questo: il collegamento è ad un articolo del Corriere della Sera datato 27 luglio 2007, che spiega come un organo del Ministero della Salute avesse formulato una proposta di legge per depenalizzare la vendita di cibo adulterato. Per fortuna non è andata in porto, altrimenti ci saremmo ritrovati il pane fatto con la farina radioattiva della Bielorussia… Ma non c’è da meravigliarsi di queste proposte di legge, d’altronde si sa, i politici in Italia non sanno fare niente di utile, sanno solo rubare (#33).