Una diatriba secolare, causata da rapporti di vicinanza spesso non troppo felici, da rivalità spesso non troppo sane (per lo meno dalla nostra parte, dall’altra non so), da furti e dominazioni reciproche.
La memoria storica ricorda l’Impero Romano, che occupa e “civilizza” (volutamente tra virgolette, come sarebbe tra virgolette il fatto che gli USA civilizzano i paesi che occupano) praticamente tutta l’Europa e il bacino del Mediterraneo, ivi compresa l’allora Gallia. Poi ci fu il Sacro Romano Impero, al cui capo c’era la dinastia Carolingia, che conquistò, tra gli altri, l’Italia Settentrionale. In seguito ci fu Napoleone che venne a creare la cosiddetta “Repubblica Cisalpina” e, contemporaneamente, a trafugare un po’ di opere d’arte (vedi la Gioconda). Prima, dopo o in mezzo a questi avvenimenti ci sono milioni e milioni e milioni di discussioni sui confini e centinaia e centinaia e centinaia di diatribe su chi abbia inventato prima cosa e quando.
Ma parliamo di fatti più recenti: 1998, semifinali dei mondiali di Francia. Si arriva ai rigori e perdiamo per colpa di errori vari (vedi Di Biagio); 2000, Europei in Belgio e Olanda, la finale finisce 2-1 ai supplementari con golden goal di Trezeguet. Si scatenò un putiferio in entrambi i casi: nel 1998 c’era chi sosteneva che i rigori non fossero un buon sistema per decidere una partita, nel 2000 invece era il golden goal da condannare (certo che siamo proprio incontentabili), si ipotizzava di collusioni tra Blatter e gli arbitri per sfavorire l’Italia (se ci sono state, forse fu 2 anni dopo), c’è chi diceva che Zoff era stato un dilettante perché si sarebbe dovuti marcare ad uomo Zidane, insomma… Le solite rosicate, che solo un italiano può fare!
Per fare una parentesi, come ho citato il calcio avrei potuto citare qualsiasi cosa: vino, formaggio, cucina, donne, cinema, letteratura, filosofia, arte… Il vantaggio è che i conflitti riguardanti il calcio per le persone sensate hanno un inizio e una fine, perché si basano su fatti oggettivi, quelli che riguardano le altre cose sono meno soggetti a conclusioni univoche.
Poi, per fortuna, passano gli anni, i toni ovviamente non si distendono, e nel 2006 nella finale dei Mondiali in Germania l’Italia si ritrova ad affrontare la Francia allenata dall’antipaticissimo (e incapace) Domenech. Viene dato un rigore inesistente alla Francia (e secondo me né l’arbitro né i guardalinee potevano non fischiare, Zidane, se era lui, non ricordo ora, si era buttato in area in un momento in cui era coperto da tre difensori italiani, e soltanto grazie alla moviola ci si è potuti rendere conto che il fallo non c’era) che Zidane trasforma, poi Materazzi fissa il risultato sull’1-1 e si arriva ai rigori. Poi la Fortuna vuole che vinca l’Italia e quale diventa il leitmotiv dei festeggiamenti? “Adesso ridateci la Gioconda”!
Cioè, capisco che ce l’abbiano rubata 200 anni fa e che un buon 60% di ignoranti d’arte vadano al Louvre per vedere solo quello (così come vanno al Museo Nacional centro de arte Reina Sofía a Madrid solo per vedere Guernica, che forse dovrebbe stare altrove…), ma non credo che il calcio sia il metodo migliore per risolvere certi conflitti appropriativi. Anche se poi, per ogni buon uomo italiano, il calcio è la cosa più importante che esista in Italia, per le donne forse no, ma per gli uomini sì (#5).





Aprile 20, 2008 alle 12:19 pm
Complimenti per il tuo blog.
Vorrei comunque puntualizzare che la Gioconda non è stata trafugata da Napoleone, bensì è stato regalata da Leonardo Da Vinci prima di morire al Re di Francia dell’epoca (mi pare si chiamasse Francesco).
Luglio 3, 2008 alle 12:04 am
Acc…sei arrivato prima di me, Oya!
Comunque complimenti all’ autore, Bel Blog!
( anche se io faccio dell’ odio verso i transalpini marchio e vanto)
Agosto 19, 2008 alle 9:59 am
IL RIGORE ERA SU MALOUDA