13. Guardi con sospetto chi usa locuzioni in latino

“-Si piglia gioco di me?- interruppe il giovine. -Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?-”. Renzo usò queste parole quando Don Abbondio si rifiutava di unirlo in matrimonio con Lucia adducendo scuse inconsistenti e per lui incomprensibili.

Il latino è stato per secoli una piaga per la gente comune, essendo le leggi scritte in quella lingua, i potenti e i colti godevano di diritti quasi illimitati su di loro e potevano quindi fare quasi ogni cosa, nella fattispecie Don Abbondio spiegava a Renzo che c’erano “impicci”, quando l’unico impedimento consisteva nel fatto che, se avesse celebrato il matrimonio, Don Rodrigo, o chi per lui, lo avrebbe ucciso.

Si potrebbero elencare migliaia di casi di vessazioni analoghe avvenute dal Medioevo fino ad epoche decisamente più recenti, quando ancora la Chiesa, la cui lingua era ed è ancora il latino, faceva valere regolamenti e disposizioni in quella lingua, mentre, per quanto riguarda gli Stati territoriali, suppongo che, per lo meno in Italia, questi episodi siano terminati una volta raggiunta l’unità nel 1861.

È vero, però, che dal 1861 fino ai primi anni ‘50 alcuni rappresentanti dello Stato si sono approfittati di parte della popolazione (soprattutto quella Meridionale e le minoranze di confine) che, parlando esclusivamente i dialetti (molti dei quali oggi si è scoperto che erano lingue più che dialetti), a quei tempi era analfabeta e non era in grado di comprendere appieno le leggi. Poi ci ha pensato la televisione ad alfabetizzare il popolo italiano (e poi a creare un’ondata di analfabetismo di ritorno, ma questa è un’altra storia) creando una lingua standard ed eliminando tutti i problemi.

Da questa lingua standard, perché fosse il più comprensibile possibile a tutti, sono stati banditi i termini dialettali e in latino, eliminando, almeno apparentemente, tutti i pericoli di angherie permettendo a tutti di difendersi da soli contro chi potrebbe approfittarsi di loro.

Oggi le locuzioni o parole in latino, anche quelle famose e comprensibili, danno una patina di antiquato ai discorsi e chi le usa è visto come una persona erudita, più che colta, che vuole ostentare le proprie inutili conoscenze come se ritenesse di essere, dal punto di vista culturale, superiore al proprio interlocutore. Forse questo atteggiamento è un retaggio di quello del Renzo dei Promessi Sposi e in generale di tutte le persone che si trovavano in passato in situazioni analoghe, situazioni che ora si ritiene siano superate.

Dico “si ritiene” perché penso che non sia così. Oggi il latino è stato sostituito dall’inglese (#7) e da parole latine mascherate da parole inglesi (vedi media e simili) e quindi pronunciate come queste, perché questa lingua, al contrario del latino, da una patina di novità e di giovinezza ai propri discorsi, anche se spesso diventano poco comprensibili. Per cui ci vengono propinati dai politici, e non solo da loro, a dire la verità, devolution, management e stage senza che si riesca a capire fino in fondo cosa intendano con queste parole, come succedeva prima con il latino.

Ma fino a quando il problema è circoscritto all’uso dell’inglese e si mantiene lontano dalle leggi dello Stato non è troppo preoccupante, o meglio, è preoccupante ma non pregiudica eccessivamente i diritti della gente comune. Ciò non vuol dire che non esistano situazioni preoccupanti all’interno delle leggi italiane, tutt’altro: il problema più pubblicizzato è il loro numero (si stima siano 50.000, contro le 10.000 francesi), il più grave e che passa più in sordina è la lingua in cui sono scritte. È italiano, ovvio, ha un registro aulico, come è giusto che sia, ma è un italiano aulico degli anni ‘50! Se è vero che la lingua si evolve insieme ai costumi e alla società, in 60 anni, così come è stata introdotta, e ormai quasi superata, la televisione, è verosimile, anzi, è certo che molti termini e molte forme sintattiche sono cadute in disuso per essere sostituite da altre più nuove e nel mondo di oggi più efficaci.

Per cui si ha a che fare con leggi scritte in una lingua ormai arcaica che, se oggi non pregiudicano i diritti della popolazione (ma non ci conterei troppo, vedi parcelle degli avvocati), verosimilmente lo faranno tra 40 o 50 anni e non c’è volontà di porre rimedio a questa situazione, che è più grave di quanto si possa pensare o di quanto si voglia ammettere.

Purtroppo devo ammettere che la televisione ha le sue responsabilità (il cosiddetto analfabetismo di ritorno) e mi dispiace farlo perché ormai si ritiene che sia la causa di tutti i problemi dell’Italia, quando, forse, la colpa è anche di qualcun altro, d’altronde, se non interessassero a nessuno, non si trasmetterebbero in continuazione casi di cronaca nera (#14).

Lascia una Risposta