19. Etichetti persone o azioni con parole che terminano con -ismo e -ista.

Da quanto è diffuso sembra uno sport nazionale, probabilmente tra un po’ inizieranno a dare punti a chi lo farà più spesso e come premio per chi ne accumulerà di più probabilmente daranno buoni sconto di €0.01 per l’acquisto di Ferrari o Maserati. Il vantaggio di utilizzare queste espressioni è che hanno un contenuto vago e, quindi, si prestano ad essere usate senza possibilità di obiezioni convincenti.

Se voti a sinistra sei comunista, se voti a destra sei fascista, ma la cosa più grave è che questa dicotomia alimenta il dibattito politico eliminando ogni tipo di dialettica, che, da 200 anni (Hegel), si ritiene che sia costruttiva ed è anche un fondamento della nostra democrazia, dal momento che, in caso contrario, non ci sarebbe bisogno di 630 deputati e 315 senatori! Ora, riflettendo un po’, è chiaro che i comunisti non ci sono più, nessuna persona sana di mente auspica più, ad esempio, l’eliminazione della proprietà privata, lo stesso vale per i fascisti, visto che è chiaro che i regimi militaristi non sono affatto i migliori in assoluto.

Ma ciò che oggi va più di moda è la locuzione “relativismo culturale”. La teoria che prende questo nome è stata formulata a metà del ‘900 da Melville Jean Herskovits, antopologo statunitense che ebbe il grande merito di dare una definizione convincente di cultura; tuttavia le idee che ha fatto proprie e sviluppato erano in circolazione già da molto tempo, un esempio può essere ciò che Montaigne, che è vissuto nel ‘400, diceva a proposito dell’etnocentrismo: “Ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi. Sembra che noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idee delle opinioni e degli usi del paese in cui siamo. Esso è sempre la perfetta religione, il perfetto governo, l’uso perfetto e compiuto di ogni cosa”. Ovviamente il concetto va attualizzato: non si può più parlare di “paese”, dal momento che, dal punto di vista culturale, molti confini sono venuti meno, oggi si dovrebbe, nel nostro caso, parlare di “mondo occidentale”.

Fatte queste premesse voglio citare il primo discorso di Fini da Presidente della Camera, che mi sembra molto esplicativo: “la minaccia non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso che sono ormai sepolte nella quasi totalità delle coscienze del nostro popolo con il Novecento che le ha generate. L’insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale, dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole” e poi, parlando della libertà “è minacciata nel momento in cui nel suo nome si teorizza la presunta impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che non lo è”.

Un breve accenno meritano le “ideologie antidemocratiche del secolo scorso che sono ormai sepolte”, si riferisce evidentemente al comunismo (di cui, in clima di revisionismo è diventato antidemocratica anche l’ideologia, oltre alla sua applicazione) e al fascismo, ma a questo punto la domanda è: perché invece di rispondere alle domande degli avversari continuano a tacciarli di comunisti o di fascisti? Sono cosciente del fatto che il maccartismo negli USA degli anni ‘50 abbia avuto successo, ma applicarlo ora, con premesse completamente diverse è, oltre che anacronistico, stupido, visto che l’unico risultato che si può ottenere è rendersi ridicoli!

Ma torniamo al relativismo: “l’insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale, dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole” tralasciamo per un attimo il fatto che l’ultima volta che è stata utilizzata da un essere vivente e sensato la parola “finanche” è stato probabilmente ai primi del ‘700, a questo punto io mi chiedo: che c’entra il “relativismo culturale” con i “diritti”, i “doveri” e le “regole”? Avrebbe dovuto parlare di “relativismo etico”, o meglio non avrebbe dovuto parlarne affatto, visto che pare che non sappia di che sta parlando! Come fa a ritenere che il relativismo culturale è “l’insidia maggiore”? Il relativismo culturale è l’esatto opposto dell’etnocentrismo, cioè quella teoria per cui noi siamo a prescindere superiori rispetto agli altri popoli, quella teoria che ci permette di comprendere e giustificare il comportamento dei cannibali all’interno della loro società, ma non che per questo fa sì che quei comportamenti siano giustificabili nella nostra!

E così come ho parlato del relativismo, del comunismo, del fascismo, posso parlare dei giustizialisti, che è come vengono etichettate le persone che ritengono che la magistratura debba fare il proprio dovere da chi viene danneggiato da questa azione, o degli squadristi, che secondo alcuni sono coloro che scendono in piazza per manifestare le proprie opinioni, in particolar modo i non violenti.

Un accenno meritano gli aggettivi che finiscono in -ino: mentre di solito gli aggettivi in -ista hanno una accezione negativa, quelli in -ino ne hanno una positiva, e postulano una dichiarazione di appartenenza da parte di coloro che hanno quell’etichetta, un esempio possono essere i girotondini o i grillini.

Qual è il significato di tutto questo? Che in un paese in cui la gente preferisce affibbiare etichette piuttosto che costruire un dialogo pacifico e costruttivo (vedi quanto ho scritto riguardo alla dialettica) non c’è da meravigliarsi del fatto che la lingua stessa vada a rotoli. E poi non si capisce perché nessuno sa usare il congiuntivo (#20)…

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