In principio fu Tangentopoli, poi il suffisso -poli si è diffuso a macchia d’olio, come se si trattasse di una epidemia di colera, dando origine a Bancopoli, Vallettopoli, Calciopoli, neologismi senza alcun significato: se Tangentopoli, città delle tangenti, poteva, come definizione, essere sensata, le altre non convincono per nulla.
Il costume italiano deriva da uno statunitense: al Watergate, che ha preso in prestito il nome dall’albergo in cui erano state effettuate le intercettazioni che avevano dato il via allo scandalo, seguirono altre parole con il suffisso -gate, come Sexgate, Irangate, Whitewatergate, e, anche in questo caso, il significato dei neologismi è quanto meno dubbio, visto l’uso improprio dell’etimo. Tra l’altro, il suffisso -gate, è stato utilizzato anche per uno scandalo italiano, il Laziogate, che riguarda una rilevante violazione della legge elettorale durante le Elezioni Regionali del Lazio, che vede imputato, tra gli altri, l’ex Presidente Francesco Storace.
Ma torniamo in Italia: cosa hanno in comune tutti questi grandi scandali? Innanzi tutto, in scandali, riguardano condotte illecite perpetrate per lungo tempo, sempre insabbiate fino a quando non sono stati scoperte, momento in cui hanno fatto parecchio rumore. Dopo la loro scoperta si è sempre creata una sorta di anno 0, tant’è che il dopo-Tangentopoli è chiamato seconda repubblica, dopo il quale i controlli preventivi si sono infittiti e, pare, i comportamenti attuati in precedenza sono cessati in maniera definitiva. Dico “pare” perché non si può dimostrare inequivocabilmente che le cose siano effettivamente tornate alla normalità, né si può ragionevolmente supporre che lo saranno per sempre.
Altro elemento comune è il coinvolgimento di persone o di gruppi importanti, per quanto riguarda Tangentopoli i vertici dei più grandi partiti Italiani, per quanto riguarda Calciopoli alcune tra le squadre di calcio più importanti di Italia, come la Juventus, il Milan e la Fiorentina, per quanto riguarda Bancopoli Antonveneta e BNL.
Di fronte a questi scandali gli italiani hanno formato una loro propria opinione, del tutto, o in parte, indipendente dall’operato della magistratura, per cui, come è di moda dire, l’Italia si è spaccata in due: la fazione dei colpevolisti e quella degli innocentisti. E questa, in sé, è una cosa anomala, perché questo fatto presuppone questionare il lavoro dei magistrati, che, in un paese civile, dovrebbero amministrare equamente la giustizia, ma a questo punto sono portato ad affermare che per gli italiani non viviamo in un paese civile. Perché quello che fanno gli italiani è avere una opinione, spesso contraria a quella di chi per mestiere formula un giudizio, ritenendola indubitabilmente vera, ma che però è stata formulata senza avere letto le migliaia di atti dei tribunali e spesso senza avere una formazione giuridica, non conoscendo quindi i fatti e soprattutto non sapendo se una determinata condotta costituisca o no reato.
Da qui, oltre agli eroi positivi, che spesso cadono subito nel dimenticatoio, come Di Pietro che ormai quasi nessuno ricorda come uno dei magistrati del pool di Mani Pulite, nascono anche degli eroi negativi, come Luciano Moggi, che, pur essendo stato condannato per tutti i reati di questo mondo, è per una fetta di italiani innocente, per un’altra parte colpevole, ma un genio, e per il resto, che amo pensare rappresenti la maggioranza della popolazione, semplicemente un criminale. E questo lo dico da juventino!
Ma questo non è né il primo né l’ultimo caso di opinioni non supportate da nessuna prova, ma forse è una delle più innocue per la società, almeno per ora… Altre hanno causato danni importanti alla società, un esempio è il costo esorbitante dell’energia elettrica, che produciamo in prevalenza dal petrolio, dal momento che sull’ondata di una fobia generale nel 1988 abbiamo votato contro il nucleare (#23)




