25. Non capisci italiani di altri zone mentre parlano italiano.

“Il vino rosso mi sdegna”, “questa situazione mi da un bè di futta”, “portami la granata”: sono solo esempi dell’influenza delle lingue regionali, o semplicemente della diversa evoluzione che la lingua italiana ha avuto nelle varie zone d’Italia, perché le differenze non riguardano soltanto l’accento, ma anche le stesse parole.

Il perché di questo fenomeno è semplice, quasi ovvio: prima della nascita della lingua italiana si parlavano unicamente le lingue regionali, o, come sono state chiamate fino a poco tempo fa, i dialetti; in seguito, con l’introduzione della scuola e, soprattutto, della televisione, si è riusciti a diffondere l’italiano all’interno del popolo, ma non si è riusciti a creare un perfetto standard, cosa, forse, impossibile. Dico questo perché quando era stato introdotto l’italiano non si era badato ad eliminare le cadenze proprie di altre lingue: oggi il fenomeno è ancora presente, ma in misura decisamente inferiore rispetto ad un tempo. Per quanto riguarda le parole, invece, se alcuni termini dialettali erano presenti fin dall’inizio nell’italiano di ogni regione, altri sono stati introdotti in seguito con il passare degli anni: la lingua si evolve e, dal momento che, pur facendo parte di uno Stato unitario, all’interno di esso esistono più o meno marcate barriere geografiche, sociali, culturali, è plausibile, anzi, è certo, che ci siano discrepanze tra alcune espressioni delle diverse comunità.

Un esempio tipico è quello della comune interiezione popolare che ha come significato “caspita” o “dannazione”, che viene utilizzata anche come rafforzativo, con il significato di “diavolo”, nelle domande. Parlo, ovviamente, dei tre termini “figa”, “cazzo”, “minchia”. Nonostante la prima abbia, ovviamente, un significato completamente diverso dalle altre, queste parole assumono, in quel determinato contesto, e in determinate aree, lo stesso significato. Volendo delineare dei confini approssimativi: a nord del Po il termine più usato è “figa”, tra il Po e la Campania, comprendendo la Sardegna, è “cazzo”, in Calabria, Puglia e Sicilia è “minchia”. Ovviamente ci sono alcune zone di transizione in cui si utilizzano entrambi i termini, come l’alta Emilia, altre in cui non si usa né l’uno né l’altro, ma semplicemente perché non si parla neanche l’italiano, vedi Alto Adige, alcuni casi sui generis, come la Sardegna, in cui “cazzo” e “minchia” sono utilizzati entrambi ma con connotazioni leggermente diverse.

Come questo esempio se ne potrebbero fare altri, sempre, però, per quanto riguarda espressioni usate dal volgo, perché, per quanto riguarda la lingua formale, si è riusciti a creare uno standard abbastanza universale, con esempi in tal senso virtuosi quali il linguaggio tecnico, in particolare quello giuridico, che sono codificati e, in quanto tali, esattamente identici in tutto il territorio nazionale. Questo risponde ad un bisogno di comunicare con un bacino di utenza decisamente più ampio rispetto a quello della gente comune: le leggi, i trattati scientifici, gli articoli di giornale sono letti da persone di tutte le zone d’Italia e devono essere loro comprensibili, per questo motivo si è deciso di creare un italiano che fosse tipico, se non ci fosse stata questa esigenza in ogni regione si sarebbe parlato in maniera differente anche in questi campi, come avviene nel gergo popolare, a dimostrazione del fatto che non esiste cosa più democratica della lingua!

Forse, però, più che democrazia si dovrebbe parlare di anarchia, visto che ognuno parla un po’ come vuole, ma ciò che è curioso è che, in maniera del tutto autonoma, si siano diffuse uguali tendenze in tutte le zone di Italia, come il non-uso del congiuntivo (#20), o l’uso improprio dell’avverbio “assolutamente” (#12). Ma è, forse, ancor più curioso il fatto che, insieme a queste tendenze, si siano diffusi in tutta l’Italia anche usi non linguistici, che, però, con la lingua hanno a che fare, parlo, ovviamente, del gesticolare mentre si parla (#26).

Una Risposta a “25. Non capisci italiani di altri zone mentre parlano italiano.”

  1. Ale206 Dice:

    eh si..
    un siciliano come me conferma tutto.
    E a volte si impara di più l’italiano fuori dall’Italia che in Italia stessa.
    Ciao.

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